SECONDO LA CASSAZIONE NON SI PUO’ IMPORRE AL DOCENTE ALCUN OBBLIGO DI RIENTRO A SCUOLA DURANTE I MESI ESTIVI IN CUI E’SOSPESA L’ATTIVITA’ DIDATTICA FRONTALE ED ORDINARIA

Di particolare interesse la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n.23934/2020 che boccia sul nascere le notizie circolate in merito ad una proroga dell’anno scolastico e alla rimodulazione del calendario proposta dal Governo Draghi, e che aveva suscitato numerose reazioni tra i docenti della scuola italiana. A conforto delle loro legittime rimostranze la sentenza della Corte di Cassazione n. 23934/2020, che ha respinto il ricorso della provincia autonoma di Bolzano e di un istituto secondario di secondo grado di quella provincia.

La Suprema Corte-commenta l’Avv. Maurizio Danza del foro di Roma ed esperto di diritto scolastico, pur rammentando che i docenti salvo il periodo di ferie, vanno comunque considerati in servizio durante i mesi estivi, prende atto che a causa della peculiarità del sistema scolastico, durante i mesi estivi non si svolge né la didattica frontale né la “attività didattica” ordinaria costituita, ad esempio dai collegi docenti, e dagli scrutini.

A ben vedere la Corte a tal proposito chiarisce  che “oltre a non escludersi  che sia doveroso svolgere presso la scuola eventuali attività in tal senso legittimamente programmate o stabilite per il periodo successivo alla fine dell’anno scolastico, secondo il regime loro proprio anche sotto il profilo economico la disciplina non sta a significare che il docente non resti a disposizione della scuola pur in quei periodi, ma soltanto che tale disponibilità va considerata in re ipsa, senza necessità che gli insegnanti si presentino a scuola od offrano altrimenti in forme espresse la propria prestazione;

L’intervento della Corte su una problematica assai sentita dal personale docente, presuppone una corretta conoscenza degli obblighi del personale docente che discendono dalle norme del CCNL 2016/2018 e che si distinguono, in attività di insegnamento in senso stretto e attività funzionali all’insegnamento, tra le quali vanno annoverate, oltre alla preparazione delle lezioni e alla correzione dei compiti, le attività di carattere collegiale, come scrutini, riunioni e programmazioni.

La stessa pronuncia seppure in via incidentale, ripercorre le disposizioni fondamentali in materia in tema di durata complessiva dell’anno scolastico e di termine iniziale e finale dello stesso. A tal proposito, infatti l’art. 74 del Testo Unico della Scuola, stabilisce che allo svolgimento delle lezioni devono essere dedicati almeno 200 giorni e che, il calendario scolastico è di competenza delle Regioni :per tali motivi, prosegue l’Avv.Danza– il potere di intervento degli istituti scolastici è assai ridotto poiché va comunque rispettato il numero di giorni previsti dalla disposizione di legge nazionale.

Quanto invece, al termine iniziale ( 1 settembre ) e finale ( 30 giugno), è di tutta evidenza come gli stessi, si riferiscano esclusivamente alle attività didattiche , prevedendo altresì che “ Le attività didattiche comprensive di scrutini ed esami e quelle di aggiornamento, si svolgono nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 30 giugno e con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di maturità”

Per tali motivi, aggiunge l’Avv. Maurizio Danza -, La Suprema Corte nel rammentare che ad ogni modo “la normativa distingue tra docente in ferie e docente a disposizione, riconoscendo al solo docente in ferie il diritto al rimborso delle spese di viaggio per il rientro in sede, mentre nessuna indennità è dovuta al docente non in ferie, ha concluso che  anche se non si è in ferie, durante il periodo estivo non sussiste alcun obbligo di presenza a scuola in capo al docente, del tutto incompatibile con la normativa vigente.