ABILITATI IN ROMANIA. IL TAR LAZIO SEZ.III BIS ACCOGLIE LA SOSPENSIVA RITENENDO CHE LA ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO IN ROMANIA E IL TITOLO DI STUDIO CONSEGUITO IN ITALIA NON NECESSITANO DI MUTUO RICONOSCIMENTO: VIOLATO L’ART.45 TFUE E L’ART.13 DELLA DIR. EUROPEA N°36/2005

Di poco fà la pronuncia del TAR Lazio sez.III bis  n. 5262 del 7 agosto 2020 di accoglimento della sospensiva patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, a favore di più di 60 abilitati all’insegnamento in Romania, che segue la sentenza del Consiglio di Stato a favore di 500 abilitati.

In particolare con il ricorso era stato chiesto l’annullamento dell’ avviso MIUR n. 5636/2019 , dei decreti di rigetto delle istanze dei ricorrenti finalizzate al riconoscimento della abilitazione conseguita in Romania nella parte in cui il MIUR assumeva che i titoli denominati  “Nivel I e Nivel II” conseguiti dai cittadini italiani in Romania, non soddisfacevano i requisiti giuridici per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2005/36/CE .

Con tale azione la difesa aveva impugnato altresì i decreti di depennamento e di avvio del procedimento di esclusione dei ricorrenti dalle procedure concorsuali riservate di cui al D.D.G. n.85/2018, disposti dagli Uffici Scolastici Regionali sulla base dell’avviso n 5636 del 2 aprile 2019.

Il TAR Lazio sez III BIS con la ordinanza n°5262 del 7 agosto 2020 ,così  l’Avv. Maurizio Danza Docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum- ha ritenuto che, come da prevalente orientamento della giurisprudenza amministrativa (si veda tra le altre Tar Lazio n. 8401 del 2020, che si è uniformata all’orientamento del Consiglio di Stato, tra le altre n. 1198 del 2020), l’argomento posto a base del contestato diniego si pone in contrasto con i principi e le norme di origine sovranazionale, i quali impongono di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che “la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno” (cfr. ad es. Cge n. 675 del 2018) e che “l’eventuale errore delle autorità rumene sul punto non può costituire ragione e vincolo per la decisione amministrativa italiana; ciò, in particolare, nel caso di specie, laddove il titolo di studio reputato insufficiente dalle Autorità di altro Stato membro è la laurea conseguita presso una università italiana. Piuttosto, le Autorità nazionali sono chiamate a valutare la congruità delle formazioni conseguite all’estero, nei termini chiariti dalla giurisprudenza europea e sopra richiamati”;

per tali motivi ha accolto la sospensiva e gli atti impugnati fissando il merito al 3 novembre 2020.

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