LA PROFESSIONE DOCENTE IN ITALIA E IN ROMANIA: RISPOSTA ALLA NOTA MIUR N. 5636 DEL 2 APRILE 2019

Contributo a cura della Dott.ssa Flavia Altomonte FSI USAE SCUOLA

Nel fare seguito alla pubblicazione della nota MIUR n. 5636 del 2 aprile 2019 da parte del Direttore Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR, Dott.ssa Maria Assunta Palermo, ho ritenuto opportuno approfondire taluni contenuti della  nota, poiché priva dei dovuti riferimenti normativi .  Innanzitutto cosa si intende per “professione docente”? La professione presuppone il possesso di una qualifica professionale che – secondo la Direttiva 2005/36/CE e successive modifiche, al punto b dell’art. 4 comma 1 – è “attestata da un titolo di formazione, un attestato di competenza (…) o un’esperienza professionale”. Quando si parla di “professione docente” si fa quindi riferimento al possesso di una certificazione che dà diritto ad esercitare tale professione sebbene in Italia il diritto di insegnare segua un percorso più articolato e complesso. Lo possiamo immaginare, in generale, come una scala composta da tre o più gradini. Il primo gradino è la III fascia a cui si accede senza alcuna qualifica professionale e valutazione delle conoscenze e competenze professionali del docente. Il titolo che permette di accedere ad una o più classi d’insegnamento è il Diploma di laurea, laurea magistrale o a ciclo unico ed eventuali materie aggiuntive. Questo gradino permette di essere convocati per supplenze brevi o annuali con la stipula di un contratto a tempo determinato e “in qualità di docente”. Al secondo gradino, II fascia, si può arrivare con il possesso di un percorso abilitante detto anche tirocinio formativo istituito dalle Università.  In Italia il TFA per la/e propria/e classe/i di concorso non viene bandito dall’anno 2014. Per questa ragione molti italiani hanno scelto di proseguire la loro formazione in un altro Stato Membro dell’UE come la Romania i cui percorsi sono didatticamente simili a quelli italiani. Per un docente italiano anche un solo anno di formazione perso è determinante per riuscire ad arrivare finalmente all’ultimo gradino nonché la partecipazione al Concorso a Cattedra, al successivo anno di prova, l’immissione in ruolo, la stipula di un contratto a tempo indeterminato sempre in “qualità di docente”. Ne consegue che, il possesso dell’abilitazione all’insegnamento [il recente TFA] riconosce la capacità di esercitare la professione docente o di svolgere attività di insegnamento in II fascia sebbene, paradossalmente, tale capacità sia esercitata anche dai docenti in III fascia privi di tale qualifica.  Si può concludere che in Italia l’abilitazione non è il titolo d’accesso all’insegnamento bensì il titolo necessario per partecipare ai concorsi, titolo recentemente considerato alla stregua dei 24 CFU conseguiti nel settore antro-psico-pedagogico, metodologie e tecnologie didattiche o, se vogliamo dirla tutta, dei Diplomi ITP (Istituti Tecnici Professionali) che negli ultimi anni hanno occupato posti di sostegno e sono stati inseriti in II fascia privi di abilitazione. Appare logicamente erroneo considerare l’abilitazione alla professione di insegnante un requisito fondamentale per esercitare la professione così come può essere, per esempio, l’abilitazione per avvocati che è successiva alla pratica forense o specializzazione e al superamento dell’Esame di Stato. Una volta compreso che l’abilitazione all’insegnamento in Italia non è il requisito necessario per insegnare e che non è il superamento del Concorso che dà accesso all’abilitazione ma viceversa, siamo pronti a conoscere la fonte delle dichiarazioni della Dott.ssa Maria Assunta Palermo alla Nota MIUR n. 5636 del 2 aprile 2019 dove è riportato che, “la qualifica del sistema rumeno “Programului de studii psihopedagogice, Nivel I e Nivel II” è condizione necessaria ma non sufficiente al fine dell’esercizio della professione di insegnante”.Tale affermazione fa riferimento alla nota di novembre 2018 in cui si chiarisce che i Programmi di Formazione Psicopedagogica Livello I e II [di cui sopra], in accordo con la delibera del Governo della Romania n. 918/2013 e successive variazioni e inserzioni, non costituiscono livello di qualifica ma certificazione delle competenze specifiche della professione d’insegnante, dato che il diritto all’insegnamento in Romania è condizionato dal conseguimento della Formazione psicopedagogica nella specializzazione ottenuta tramite il diploma di studi universitari nella classe d’insegnamento [aggiungo: come in Italia].Una delle condizioni di riconoscimento, al punto b) dell’art. 13 comma 1 della Direttiva 2005/36/EC, e successivi emendamenti 2013/55/UE, è l’attestazione di un livello di qualifica professionale almeno equivalente al livello immediatamente anteriore a quello richiesto nello Stato membro ospitante nonché studi universitari, e al punto c) i) il completamento del ciclo di studi secondari richiesto per accedere all’insegnamento universitario o superiore ovvero il completamento di una formazione scolastica equivalente al secondo ciclo di studi secondari, nonché la formazione professionale eventualmente richiesta oltre al ciclo di studi post-secondari.  Nel caso degli italiani come di altri cittadini facenti parte dell’UE, l’equipollenza degli studi universitari è stata effettuata dal CNRED con il rilascio del certificato di equipollenza in possesso degli abilitati UE al fine di poter frequentare il Programma psicopedagogico in quanto condizione necessaria e sufficiente. Anche l’Ordin n. 841 del 4 ottobre 2016 in merito alle metodologie di riconoscimento del titolo attesta il rilascio del Certificato di competenze o Certificato di conformità alla Direttiva 2005/36/CE per la “professione docente” ottenuto dal compimento di un Programma accreditato di Formazione psico-pedagogico di livello I e II all’interno delle istituzioni accademiche accreditate in Romania o equiparate. Lo stesso titolo per la “professione docente” è rilasciato al cittadino romeno e al cittadino italiano e in Romania offre parimenti il diritto ad insegnare. Infatti per insegnare in Romania è necessario essere in possesso non solo del certificato (Adeverinta) del percorso psicopedagogico ma anche degli studi universitari che offrono la specializzazione sulla materia come in Italia. Per fare un esempio, se sono laureata in Filologia e conseguo il percorso psicopedagogico in Romania posso insegnare. Per sapere in quale grado d’istruzione e cosa posso insegnare, non è sufficiente il Percorso psicopedagogico di I e II livello che mi dà il diritto ad insegnare in quanto abilitata ma è necessario essere in possesso del Diploma di Laurea che mi dà accesso a determinate classi di concorso che non saranno, per esempio, matematica o fisica. Se invece sono in possesso di una laurea che non mi permette di insegnare alcuna materia nell’istruzione preuniversitaria, il possesso del Programma psicopedagogico I e II non mi darà accesso all’insegnamento e il titolo di qualifica in oggetto perderà il suo valore in essere.Pertanto, la condizione “necessaria ma non sufficiente” sottolineata dal Direttore Generale MIUR è quella espressa dal Direttore Generale del Ministerul Educatiei National della Romania la quale chiarisce che i programmi di formazione psicopedagogica non costituiscono un livello di qualifica ma seguono lo sviluppo e la certificazione delle competenze specifiche della professione d’insegnante e che il diritto di insegnare nell’istruzione preuniversitaria è condizionato dal compimento del programma di formazione psicopedagogica nella specializzazione ottenuta tramite il percorso universitario. Di conseguenza, il possesso del certificato di compimento della formazione psicopedagogica è una condizione necessaria per ottenere la qualifica di insegnante ma non è sufficiente poiché è principale essere in possesso degli studi universitari che di per sé specializzano all’insegnamento in specifiche classi di insegnamento. Anche il CIMEA chiarisce che tale qualifica attesta l’abilitazione e il diritto di partecipare all’esame nazionale annuale nonché al Concorso per l’immissione in ruolo. La richiesta del Direttore Generale MIUR, Dott.ssa Palermo, ha avuto lo scopo di comprendere se gli italiani in possesso di tale titolo possono insegnare in Romania. La riposta da parte del Ministero rumeno è stata positiva ma in altri modi travisata dal Ministero italiano. Per altro non è lo Stato membro d’origine [Romania in questo caso] a dover dare chiarimenti e istruzioni per il riconoscimento del titolo allo Stato membro ospitante [in questo caso l’Italia] poiché, nello specifico, è compito del MIUR procedere all’equivalenza dei titoli secondo la Direttiva 2005/36/CE e successivi emendamenti e se corrispondente al sistema d’istruzione italiano deve essere riconosciuto come abilitazione all’insegnamento altrimenti disporre eventuali misure compensative. Inoltre tale risposta avanzata al Ministero rumeno è già presente sull’Adeverinta rilasciata a ciascun abilitato e consegnata al MIUR per il riconoscimento, dove si legge tra le altre indicazioni che “in Romania, la legislazione condiziona l’inserimento all’insegnamento preuniversitario, come personale didattico qualificato, al conseguimento dei moduli psicopedagogici, complementari al diploma nei vari ambiti di specializzazioni conforme al curriculum per l’insegnamento preuniversitario” specificando che i laureati in possesso di tale titolo Livello I e II hanno “il diritto di occupare dei posti all’insegnamento preuniversitario obbligatorio e secondario superiore, postliceale e superiore condizionato al possesso di una laurea in un master nell’ambito degli studi universitari”. Riportando infine che il possesso dei 60 crediti ottenuti dai moduli psicopedagogici conferisce il diritto all’insegnamento preuniversitario in Romania nell’ambito dell’insegnamento chiaramente specificato nelle scuole preuniversitarie.Inoltre, se esiste una normativa romena, quale è l’Ordinanza n. 5414/2016, sulle metodologie di rilascio dei certificati professionali docenti va da sé che tali titoli sono riconosciuti dal Ministero Rumeno come professionalizzanti, diversamente da come dichiara il Direttore Generale MIUR nella nota.  È del tutto assurdo constatare come il Ministero rumeno abbia conferito a noi italiani il diritto di insegnare in Romania con specializzazione sulla materia ottenuta in un altro Stato membro UE attraverso il CNRED, mentre il MIUR pur potendo verificare la nostra specializzazione avvenuta in Italia per mezzo del Diploma di laurea, abbia non solo rifiutato la nostra istanza di riconoscimento ma anche dubitato di un titolo che in Romania dà diritto all’insegnamento tanto ad un cittadino rumeno quanto ad un cittadino italiano. Invito, in merito al titolo del sostegno, di esaminare con attenzione i tre sistemi d’insegnamento europei (inclusivo, multidirezionale e bidirezionale) dove essi sono applicati e con quali modalità. In particolare i disturbi su cui un docente si specializza non hanno confini geografici e tengono conto della crescita dell’alunno in relazione al contesto sociale e scolastico. Il sistema scolastico acquisito in Romania segue la Legge dell’educazione nazionale n. 1/2011 e successive  modifiche e integrazioni e garantisce il diritto all’educazione a tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.  L’istruzione è speciale e speciale integrata con classi comuni e la possibilità di scelta del tipo di istruzione è affidata ai genitori.

 FSI USAE SCUOLA