NECESSITA’ DI INTERVENIRE A TUTELA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO E DELLA SCUOLA, UTILIZZANDO PROFICUAMENTE IL NUOVO SPAZIO NEGOZIALE DOPO LE MODIFICHE INTRODOTTE DAL D LGS.N.75/2017, PER PROPORRE UNA VERA POLITICA DI SVILUPPO DEL LAVORO ED ELIMINARE GLI EFFETTI DISTORSIVI DELLA BUONA SCUOLA.

È di tutta evidenza come le aspettative dei lavoratori del pubblico impiego siano state disattese, soprattutto dopo aver atteso anni per il rinnovo della contrattazione collettiva ferma sin dal 2010 per effetto del c.d. blocco contrattuale, che certo non ha garantito né il potere di acquisto, sempre più  eroso nel nome delle tanto decantate politiche di “spending review” ,né gli istituti giuridici del rapporto di lavoro pubblico, in nome della “armonizzazione rovesciata” del pubblico verso la disciplina del lavoro privato. Le attese di tanti lavoratori si sono scontrate con l’amara constatazione che l’attuale governo , non ha tracciato alcun segno di discontinuità rispetto alle politiche del lavoro pubblico del passato, se non rimettendo in gioco attraverso un’insperata espansione del potere negoziale su talune materie del lavoro, la contrattazione nella nuova formulazione offerta dall’art.2 co.2 del D.lgs.n.165/2001 dopo le modifiche introdotte dal D.lgs.n.75/2017.

Purtroppo però nulla di buono e di nuovo si rinviene nell’atto di indirizzo del governo che precede la stagione del primo triennio contrattuale 2016/18 e  che non rappresenta certamente, uno strumento finalizzato a  rilanciare  le politiche del lavoro pubblico, essendo privo di risorse adeguate per rilanciare il pubblico impiego. Occorre dunque voltare pagina rispetto a queste politiche depressive del lavoro, che dovrebbero invece garantire un maggiore accesso nella scuola, nella sanità, nella difesa cioè in quei settori e fondamentali e strategici per garantire la sicurezza , la difesa del diritto di istruzione  e della salute, diritti costituzionalmente garantiti. Nessuno spiraglio nella direttiva, tanto meno per l’istruzione pubblica se non per disporre un mero rinvio ai comitati di settore che dovranno dettare indirizzi specifici ed integrativi. La proposta del Governo, non ha saputo neanche affrontare l’annosa problematica del precariato della scuola, e della fallimentare idea delle graduatorie esaurimento che secondo recenti studi, forse  riuscirà ad assorbire i docenti precari solo nel 2050 ! Su queste e su altre conseguenze, bisognerà intervenire, utilizzando proficuamente il nuovo spazio negoziale per proporre una politica concreta di sviluppo del lavoro nel pubblico impiego, ma al contempo protesa a ricostituire nel rapporto di lavoro quella rete di protezione giuridica ed economica, notevolmente indebolita in nome di una ingiusta quanto assurda armonizzazione del pubblico con il privato, e dalle disastrose politiche del Jobs Act , garantendo al lavoro pubblico e alla istruzione pubblica, la dignità e il rispetto che merita nell’assolvimento di una funzione costituzionalmente prevista.

Maurizio Danza Coordinatore Nazionale FSI Scuola USAE