IL TAR ABRUZZO SEZ. I PESCARA ANNULLA IL DECRETO DI REVOCA DELLA PARITÀ SCOLASTICA AL “POLO SCOLASTICO “ISTITUTI PITAGORA S.R.L.” CON SENTENZA N.218 DEL 12 LUGLIO 2017. NON SUSSISTONO LE GRAVI IRREGOLARITÀ” CONTESTATE DALL’USR ABRUZZO

Il ricorrente Istituto Pitagora s.r.l., rappresentato e difeso dall’Avv. Maurizio Danza, aveva ricorso contro il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, per l’annullamento del decreto  del 31 agosto 2016 con il quale il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo aveva revocato, a decorrere dall’anno scolastico 2016/17, i riconoscimenti della parità scolastica nei confronti degli Istituti scolastici facenti capo al Polo scolastico denominato “Istituti Pitagora s.r.l.” con sede a Francavilla al Mare, nonché di tutti gli atti connessi e presupposti .

Le contestazioni contenute nelle rispettive comunicazioni di avvio del procedimento avevano riguardato le seguenti “gravi irregolarità”: mancata pubblicità dei bilanci; mancato possesso, riguardo a parte del personale docente, del prescritto titolo di abilitazione; non conformità del piano dell’offerta formativa con le vigenti disposizioni in materia di ordinamenti scolastici; mancata osservanza delle disposizioni dei C.C.N.L. in materia di contratti individuali di lavoro del personale docente e relativo trattamento economico; irregolarità nella frequenza scolastica degli alunni, nelle iscrizioni e nella tenuta dei relativi registri. All’Istituto di Pescara erano state altresì contestate l’attivazione di un corso serale in carenza della prescritta autorizzazione e la parziale inosservanza delle norme in materia di sicurezza dei locali scolastici. Parte ricorrente sostiene che le irregolarità contestate non sarebbero riconducibili alle ipotesi di revoca tassativamente indicate dagli artt. 3 e 4 del d.m. n. 267/1967, e che ciò avrebbe dovuto quindi indurre l’Ufficio ad attivare la procedura di regolarizzazione ; – Il complesso normativo che disciplina la parità scolastica [legge 10 marzo 2000 n. 62; decreto ministeriale 29 novembre 2007 n. 267, Regolamento recante “disciplina delle modalità procedimentali per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento, ai sensi dell’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27”; decreto ministeriale 10 marzo 2008 n. 83, recante le Linee guida per l’attuazione del Regolamento]- prevede: “In caso di mancata osservanza delle prescrizioni di cui ai commi 1 e 2 ovvero di irregolarità di funzionamento, l’ufficio scolastico invita la scuola interessata, mediante comunicazione formale, a provvedere alle dovute regolarizzazioni entro il termine perentorio di 30 giorni. Scaduto il predetto termine senza che la scuola abbia provveduto, l’ufficio scolastico regionale dispone gli opportuni accertamenti anche ai fini del successivo articolo 5” (art. 3, comma 3, d.m. 267/2007); “Nel caso in cui sia accertata la sopravvenuta carenza di uno o più dei requisiti richiesti, l’ufficio scolastico regionale invita la scuola a ripristinare il requisito o i requisiti mancanti, assegnando il relativo termine, di norma non superiore a trenta giorni. Scaduto il termine assegnato senza che la scuola abbia provveduto a ripristinare il requisito o i requisiti prescritti, l’ufficio scolastico regionale provvede alla revoca del provvedimento con cui è stata disposta la parità, secondo quanto previsto dal successivo articolo 4” (art. 3, comma 7, d.m. 267; in termini analoghi dispone l’art. 5 del d.m. 83/2008).  Come si può constatare, che si tratti di inosservanza di specifiche prescrizioni, di irregolarità di funzionamento oppure di perdita di uno o più requisiti, la disciplina regolamentare privilegia la possibilità di regolarizzare situazioni in grado di compromettere il mantenimento dello status di scuola paritaria, laddove non si tratti di irregolarità obiettivamente insanabili e di gravità tale da denotare, da sole, il venir meno delle caratteristiche essenziali richieste alle scuole paritarie a norma dell’art. 1, commi 2, 3 e 4, l. 62/2000. “La revoca presuppone, quindi, il perdurare di una situazione implicante irregolarità di funzionamento o carenza dei requisiti, pur dopo la diffida a eliminare le prime e a ripristinare i secondi”. La regola generale che ne deriva è dunque quella che prevede l’obbligo di formale contestazione delle irregolarità riscontrate, con assegnazione del termine per procedere alla regolarizzazione, a cui può seguire la revoca solo nel caso di esito negativo di tale fase procedimentale. Riguardo ad una parte delle contestazioni, ciò è avvertito dalla stessa amministrazione, allorché ha operato una distinzione tra “gravi ed insanabili anomalie” ed “irregolarità ed omissioni”, che comunque ha sostenuto in sede difensiva che “Il contenuto dell’impugnato decreto si fonda sul presupposto che le rilevanti irregolarità accertate siano insanabili, in quanto definitivamente poste in essere e non suscettibili di variazioni, poiché riferibili ad atti gestionali ormai conclusi in difformità con le prescrizioni normative …”.

Riguardo alle irregolarità la motivazione è manifestamente carente, essendo la gravità delle suddette irregolarità meramente presupposta, né del resto le singole contestazioni evidenziano la intrinseca insanabilità di tali situazioni.

La carenza di motivazione in ordine a gravità e insanabilità delle irregolarità contestate conduce dunque all’accoglimento delle tesi espresse dalla difesa, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.