L’ART.11 DEL D.LGS.N.75 DEL 25 MAGGIO 2017 DI MODIFICA DEL T.U. DEL PUBBLICO IMPIEGO : MAGGIORE POTERE ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA DEL PUBBLICO IMPIEGO.

Prof. Maurizio Danza- Docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum

Di particolare interesse la disciplina riferita allo spazio di legislazione contrattata, rinvenibile nell’art.11 del D.lgs.n.75 del 25 maggio 2017 pubblicato su G.U. n.130 del 7 giugno 2017 che modifica l’art. 40 del D.lgs.n.165/2001 rubricato ai “contratti collettivi nazionali e integrativi” .  Come è noto, il decreto reca le modifiche e integrazioni al testo unico del pubblico impiego, di cui al D.lgs 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b),c),d), ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f),g),h),l), m), n), o),q), s), e z), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche . A ben vedere infatti il decreto all’art.11 nel modificare l’art.40 del D.lgs.n.165/2001 prevede chela contrattazione collettiva disciplina il rapporto di lavoro e le relazioni sindacali e si svolge con le modalità previste dal presente decreto. Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilità, la contrattazione collettiva è consentita nei limiti previsti dalle norme di legge. Sono escluse dalla contrattazione collettiva le materie attinenti all’organizzazione degli uffici, quelle oggetto di partecipazione sindacale ai sensi dell’articolo  9 quelle afferenti alle prerogative dirigenziali ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17, la materia del conferimento e della revoca degli incarichi dirigenziali, nonché quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421.” E’ dunque di tutta evidenza dunque, il ripensamento del Governo che, nel testo approvato, ha nuovamente riformulato e rivisto profondamente, il testo già modificato dalla c.d. riforma Brunetta, risalente al D.Lgs.n.150/2009, che aveva invece ricondotto nell’alveo naturale della fonte primaria di legge ordinaria, la maggiore parte delle materie del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali. Tale processo evolutivo del sistema delle relazioni sindacali, era stato inciso anche dalla L.n.135 del 7 agosto 2012 ( di conversione del D.L. 6 luglio  2012 n.95),sostanzialmente facendo propendere il rapporto tra contrattazione e legge , a  favore di quest’ultima tanto è che, il testo previgente prevedeva che La contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti  al rapporto di lavoro, nonché le materie relative alle relazioni sindacali”. Con tale riformulazione del comma 1 quindi, la contrattazione torna nuovamente a “disciplinare “ e non più solo a determinare, tutte le materie del rapporto di lavoro, con un ritorno  al sistema di ripartizione in materia del lavoro pubblico desumibile dal testo originario dell’art.40 del D.lgs n.165/2001 secondo cui “ la contrattazione collettiva si svolge su tutte le materie relative al rapporto di lavoro ed alle relazioni sindacali.

Appare di tutta evidenza un notevole ampliamento dello spazio di attribuzione alla contrattazione collettiva , che potrà certamente regolamentare , non in via esclusiva, le numerose materie del rapporto di lavoro fino ad oggi sottratte alle relazioni sindacali . In tal senso dispone l’art.11 del D.lgs.n.75/2017 in vigore, che introduce una elencazione tassativa di materie, riconducibili al cuore del sistema di premialità introdotto dalla riforma Brunetta del 2009, sulle quali la contrattazione collettiva potrà intervenire nei limiti previsti dalle norme di legge”.