Riforma della P.A.

Via libera definitivo del Consiglio dei Ministri alla riforma del pubblico impiego.

Torna a 120 giorni  il tempo massimo per concludere l’azione disciplinare, la cui sanzione prevede il licenziamento. Resta immutati i 30 giorni per che i casi di illeciti colti in flagranza.

Ampliati i casi che possono portare alla sanzione del licenziamento. È previsto il licenziamento per chi viola in modo  «grave e reiterato» i codici di comportamento, mostra uno «scarso rendimento» a causa di reiterate violazioni degli obblighi per le quali è già stato sanzionato, oppure va incontro a «costanti valutazioni negative». La valutazione negativa dovrà ripetersi per tutti e tre gli anni coperti da ogni contrattazione. I vizi formali non annullano le sanzioni se un dipendete ha sbagliato». Alle procedure che si avvieranno dopo l’entrata in vigore della riforma si applicherà l’articolo 18 ritoccato dal decreto, che limita a 24 mensilità l’indennizzo se il giudice decide il reintegro.

Tra il 2018 e il 2020, saranno assorbiti i  lavoratori che a far data dal 28 agosto 2015, per tre anni, anche non continuativi, negli ultimi otto sono stati al servizio della P.A. . Nei tre anni si dovrebbero poter sommare i periodi di servizio maturati in diverse amministrazioni. Prorogata la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. Per gli altri lavoratori ‘flessibili’, compresi i somministrati, sarà riconosciuto un vantaggio rispetto agli esterni (punti in più nei concorsi).

Dal primo settembre per le visite fiscali, le competenze sui controlli passeranno dalle Asl all’Inps, omologando il settore pubblico a quello privato. È prevista una fase ponte, fino a settembre, pubblicata dal Ministro una direttiva che prevede controlli a campione sulle assenze.

Per completare l’intero progetto di riordino, contenuto nella delega Madia, manca ancora il decreto sulle partecipate.