IL NUOVO PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEL PUBBLICO IMPIEGO SECONDO LE MODIFICHE DEL TESTO UNICO APPROVATE DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI N.14 DEL 23 FEBBRAIO 2017.

Avv. Maurizio Danza – Docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum

Di particolare rilievo le disposizioni introdotte dal decreto del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2017,  in tema di procedimento disciplinare e che disegna sostanzialmente un nuovo iter procedimentale, rispetto a quanto previsto rispettivamente dall’art. 55 e 55 bis del D.L.gs.n.165/2001 e che ora dovrà essere oggetto dell’esame del Parlamento. Quanto alla prima disposizione contenente i principi in materia , il nuovo comma 1 dell’articolo 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001, aggiunge un ultimo periodo al comma che con cui chiarisce, come la violazione delle disposizioni in materia di procedimento e sanzioni disciplinari costituisce a sua volta, illecito disciplinare in capo ai dipendenti preposti alla loro applicazione . Di particolare valore innovativo le modifiche apportate all’articolo 55-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, in riferimento appunto alla “forme e termini del procedimento disciplinare”, con cui il Governo riformula i primi 5 commi, modificando ed integrando i successivi commi da 6 a 9 ed aggiungendo i nuovi commi 9-bis, 9-ter, 9-quater e 9-quinquies. In particolare, nel nuovo comma 1 dell’articolo 55-bis viene ristabilita la competenza all’irrogazione delle sanzioni edittali di minore entità ( rimprovero verbale) del responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente, già esistente anteriormente alle modifiche in tema recate dal D.lgs. n. 150 del 2009; si ribadisce poi, la competenza del contratto collettivo per la regolamentazione del procedimento disciplinare per le disposizioni non altrimenti regolate dallo stesso del D.lgs. n. 165 del 2001, che assumono carattere imperativo ai sensi dell’art. 55, comma 1. Ciascuna amministrazione, poi, secondo il proprio ordinamento e nell’ambito della propria organizzazione, individuerà l’ufficio per i procedimenti disciplinari competente per le infrazioni punibili con sanzione superiore al rimprovero verbale e ne attribuisce la titolarità e responsabilità (comma 2). Di particolare interesse la possibilità della gestione comune del contenzioso da parte delle pubbliche amministrazioni, nel nuovo comma 3 dell’articolo 55-bis secondo cui, “le pubbliche amministrazioni possono disporre tramite convenzione non onerosa la gestione unificata delle funzioni dell’ufficio competente per i procedimenti disciplinari”.

Il nuovo  procedimento disciplinare di competenza dell’Ufficio di disciplina.

A tal proposito il nuovo comma 4 dell’art.55 bis , che riformula “il procedimento disciplinare per le sanzioni non irrogabili direttamente dal responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente assoggettato a procedimento disciplinare”. Tale procedimento, infatti, verrà avviato con la segnalazione immediata (che deve comunque avvenire non oltre dieci giorni dal fatto) del responsabile della struttura cui presta servizio il dipendente all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari dei fatti ritenuti di rilevanza disciplinare di cui abbia avuto conoscenza. L’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari, con immediatezza, e comunque non oltre trenta giorni decorrenti dal ricevimento della segnalazione, ovvero dal momento in cui lo stesso Ufficio abbia altrimenti avuto piena conoscenza dei fatti , provvede alla contestazione scritta dell’addebito e convoca l’interessato, con un preavviso di almeno venti giorni, per l’audizione in contraddittorio a sua difesa. Quanto alla tutela del dipendente, quest’ultimo ha facoltà di farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato ; in caso di grave ed oggettivo impedimento, ferma la possibilità di depositare memorie scritte, può richiedere che l’audizione a sua difesa sia differita per una sola volta. In questo caso il termine per la conclusione del procedimento viene prorogato in misura corrispondente al differimento. Salvo quanto previsto in materia di tutela del dipendente che segnala illeciti ( c.d. figura del whistleblower previsto dall’art.1 co.51 della L.n.190/2012 c.d. legge anticorruzione) all’articolo 54-bis, comma 4, è riaffermato il diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. Il procedimento dovrà quindi essere concluso entro novanta giorni ( non più entro i 60 gg dunque) dalla contestazione dell’addebito con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione da parte dell’ufficio per i procedimenti disciplinari. Quanto alle modalità di comunicazione il nuovo comma 5 dell’art.55 bis, conferma che la comunicazione di contestazione dell’addebito al dipendente, nell’ambito del procedimento disciplinare, è effettuata tramite posta elettronica certificata, nel caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna a mano; e, in alternativa all’uso della posta elettronica certificata o della consegna a mano, che le comunicazioni sono effettuate tramite raccomandata postale con ricevuta di ritorno. La disposizione prevede altresì, che le comunicazioni successive alla contestazione dell’addebito sono consentite anche tramite comunicazione tra l’amministrazione ed i propri dipendenti per posta elettronica o altri strumenti informatici di comunicazione, ai sensi dell’articolo 47 del D.lgs. n. 82 del 2005, ovvero anche al numero di fax o altro indirizzo di posta elettronica, previamente comunicati dal dipendente o dal suo procuratore. Di particolare importanza poi, la eliminazione della previsione di tassatività di tali modalità di comunicazione, in coerenza con la previsione innovvativa di cui al comma 9-ter, secondo cui la violazione delle norme e dei termini del procedimento non comporta decadenza dall’azione disciplinare, né nullità degli atti o invalidità della sanzione, purchè non sia leso irrimediabilmente il diritto di difesa o compromesso il principio di tempestività dell’azione. Il nuovo comma 6  chiarisce che “ nel corso dell’istruttoria, l’Ufficio per i procedimenti disciplinari può acquisire informazioni o documenti rilevanti da altre amministrazioni pubbliche, ivi compresi i Corpi di polizia”, sia nell’ambito dell’istruttoria che nel successivo giudizio. In ogni caso al dipendente viene garantito il diritto di difesa essendo allo stesso riconosciuto, nel comma 4, l’accesso agli atti istruttori del procedimento. Con il nuovo comma 8 viene ridefinito il procedimento disciplinare in caso di trasferimento del dipendente. In via generale in questi casi il procedimento disciplinare è avviato o concluso e la sanzione viene applicata presso l’amministrazione in cui il dipendente presta servizio a seguito del trasferimento. In caso di trasferimento con procedimento pendente, l’ufficio per i procedimenti disciplinari dell’amministrazione di provenienza è tenuto  alla tempestiva trasmissione degli atti all’ufficio disciplinare dell’amministrazione presso cui il dipendente è stato trasferito. In tali casi, il procedimento disciplinare viene interrotto e i nuovi termini (per la contestazione dell’addebito o per la conclusione del procedimento) decorrono dalla data di ricezione degli atti da parte dell’Ufficio disciplinare dell’amministrazione presso cui il dipendente è trasferito. Nel caso in cui l’amministrazione di provenienza venga a conoscenza dell’illecito disciplinare successivamente al trasferimento del dipendente, sarà la stessa Amministrazione a segnalare -immediatamente e comunque entro venti giorni- i fatti ascritti e a comunicarli all’Ufficio competente per i  procedimenti  disciplinari dell’amministrazione presso cui il dipendente presta servizio; dalla data di ricezione della predetta segnalazione decorrono i termini per la contestazione dell’addebito o per la conclusione del procedimento. Gli esiti del procedimento disciplinare sono in ogni caso comunicati anche all’amministrazione di provenienza del dipendente. Infine, anche il nuovo comma 9 appare di particolare rilevanza, atteso che “ fermo restando che la cessazione del rapporto di lavoro estingue il procedimento disciplinare (salvo i casi in cui per l’infrazione commessa sia prevista la sanzione del licenziamento o comunque sia stata disposta la sospensione cautelare dal servizio), conferma che le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti giuridici ed economici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro.