MAGGIORE POTERE ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E ALLE RELAZIONI SINDACALI DEL PUBBLICO IMPIEGO NEL NUOVO TESTO UNICO APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 23 FEBBRAIO 2017.

Prof.Maurizio Danza – Docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum

Di particolare interesse la disciplina riferita allo spazio di legislazione contrattata, nella nuova proposta del Governo di revisione dell’art. 40 del D.lgs.n.165/2001 rubricato a “contratti collettivi nazionali e integrativi”, e contenuta nella proposta approvata nell’esame del Consiglio dei Ministri di oggi 23 febbraio 2017, ad oggetto “esame preliminare di n. 5 decreti legislativi (semplificazione e pa) recanti: modifiche e integrazioni al testo unico del pubblico impiego, di cui al D.lgs 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b),c),d), ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f),g),h),l), m), n), o),q), s), e z), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, nonché al D.lgs 27 ottobre 2009, n.150, in attuazione dell’articolo 17, comma 1, lettera r), della legge n.124 del 2015. A ben vedere infatti la disposizione nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri prevede che” la contrattazione collettiva disciplina il rapporto di lavoro e le relazioni sindacali e si svolge con le modalità previste dal presente decreto. Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilità, la contrattazione collettiva è consentita nei limiti previsti dalle norme di legge. Sono escluse dalla contrattazione collettiva le materie attinenti all’organizzazione degli uffici, quelle oggetto di partecipazione sindacale ai sensi dell’articolo  9 quelle afferenti alle prerogative dirigenziali ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17, la materia del conferimento e della revoca degli incarichi dirigenziali, nonché quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421.” E’ dunque di tutta evidenza il ripensamento del Governo che, nel testo approvato, ha nuovamente riformulato e rivisto profondamente, il testo già modificato dalla c.d. riforma Brunetta, risalente al D.lgs.n.150/2009, che aveva invece ricondotto nell’alveo naturale della fonte primaria di legge ordinaria, la maggiore parte delle materie del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali. Tale processo evolutivo del sistema delle relazioni sindacali, era stato inciso anche dalla L.n.135 del 7 agosto 2012 ( di conversione del D.L. 6 luglio  2012 n.95),sostanzialmente facendo propendere il rapporto tra contrattazione e legge , a  favore di quest’ultima tanto è che, nel testo allora modificato ed attualmente vigente  La contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti  al rapporto di lavoro, nonché le materie relative alle relazioni sindacali”. Appare di tutta evidenza come con tale riformulazione, il Governo sembra operare un ritorno al sistema di ripartizione in materia del lavoro pubblico desumibile dal testo originario dell’art.40 del D.lgs n.165/2001 secondo cui “ la contrattazione collettiva si svolge su tutte le materie relative al rapporto di lavoro ed alle relazioni sindacali.

A ben vedere però, qui non siamo difronte ad una “delega piena” al sistema delle relazioni sindacali del pubblico impiego, atteso che la contrattazione potrà certamente regolamentare ma non in via esclusiva, le numerose materie del rapporto di lavoro fino ad oggi sottratte alle relazioni sindacali ; a tal fine il Governo nel testo introduce, una elencazione tassativa di materie, riconducibili al cuore del sistema di premialità introdotto dalla riforma Brunetta del 2009, sulle quali la contrattazione collettiva potrà intervenire “solo nei limiti previsti dalle norme di legge”.

In ogni caso, appare di tutta evidenza un notevole ampliamento dello spazio di attribuzione alla contrattazione collettiva che, certamente potrà essere meglio definito solo all’esito dei tanto attesi interventi di riforma del pubblico impiego, tutt’ora in atto e desumibili anche dalle modifiche approvate dal Consiglio dei Ministri odierno, anche del D.lgs.n.150/2009 e da altri istituti normativi del testo unico del pubblico impiego, che ora passeranno  all’esame del Parlamento.